Strade d’Uganda
Sabato
scorso abbiamo avuto un incontro come commissione giustizia e pace in cui
abbiamo invitato per un confronto gli LC1. I Local Counselors 1 sono gli
amministratori locali a livello di villaggio. Nella cappella di Atapara ci sono
9 villaggi con altrettanti LC1. Il tema dell’incontro era “le strade”. Come
forse già condividevo in passato mi aveva sorpreso la scelta della gente di
scegliere le strade come priorità assoluta di cui discutere e come problema
maggiore a cui dare una risposta. Prima ancora del problema legato alla sanità
o di quello legato all'istruzione, le persone sentono come urgenza quella di
riparare le strade. Effettivamente è comprensibile dato che anche se hai il
miglior ospedale del mondo o Cambridge University ma non li puoi raggiungere,
te ne fai ben poco. Inoltre il numero elevatissimo di incidenti è una piaga che
affligge l’intera popolazione e sono spesso dovuti, oltre che alle condizioni
indicibili dei veicoli, anche alla situazione delle strade che, soprattutto
nella stagione delle piogge, è talmente critica da lasciare isolati interi
villaggi. La gestione generale delle
strade, qui in Uganda, è affidata alla URNA (Ugandan Roads National Authority).
A livello locale però la competenza è delegata ad autorità di livello sempre inferiore
fino ad arrivare ai villaggi in cui è LC1 e la gente comune a doversene
prendere cura. La rete stradale si articola cioè in arterie (o capillari vista
la dimensione!) di diverso ordine e grado. Purtroppo però quando ci sono più
responsabili coinvolti non si capisce mai bene di chi è la colpa e diventa
molto facile rimbalzarsi la patata bollente non arrivando mai ad una
conclusione e ad una soluzione del problema. Tutto questo fa ricadere il
problema sull'anello più debole della catena e su chi è costretto a convivere
con il problema quotidianamente e che, per forza di cose, deve trovare una
soluzione non potendo aspettare che i grandi capi prendano decisioni concrete
(questo avviene solo nel periodo delle elezioni). Un’altra possibilità è che ci
sia qualche evento che coinvolga delle persone altolocate. Sia un matrimonio o
un funerale che si tiene nel villaggio di origine del politico di turno, la
strada per gli ospiti deve essere in ordine e così, magicamente, si trovano i
fondi per inviare una ruspa per appiattire e livellare il fondo stradale.
Nella
normalità però la manutenzione non è molto curata (e questo purtroppo è un
problema gestionale molto diffuso anche in ospedale, in asilo e ovunque) e
quindi, la condizione delle strade peggiora ad ogni pioggia.
Inoltre
la situazione è anche avvallata da qualcuno che ha pensato di farla diventare un
business e che non ha quindi nessun interesse nel cambiarla e migliorarla: le
attività nate intorno a questa inaspettata risorsa sono quelle di
“carroattrezzi umani” e di “fabbricanti di ponti levatoi”. La prima è più
saltuaria, la seconda sistematica. Se per caso ti capita di impantanarti lungo
una strada che sembra deserta, all'improvviso ti ritroverai circondato da
omaccioni con ormai una comprovata esperienza nella rimozione di mezzi dal
fango. Soprattutto se il malcapitato è un muzungu (per definizione un ricco) vedrai
fare a gara per chi arriva prima e per chi si sporca di più in modo da poter
poi avanzare una richiesta per una mancia maggiore. Nel secondo caso invece,
non appena si forma una buca insormontabile per un qualunque mezzo di trasporto
non attrezzato per la navigazione, si costituisce un’impresa edile che monta e smonta
ponti in legno in men che non si dica! Il trucco sta proprio lì: si lascia la
buca aperta finché non si vede arrivare una macchina da lontano, si accorre con
tutto il necessario per improvvisare un ponte sopra il cratere in questione, si
chiede il pedaggio. Se ti capita di fare avanti e indietro dallo stesso punto,
il pagamento è doppio!
Per
tutti questi motivi la situazione non è facile da risolvere e la gente continua
ad avere disagi notevoli per gli spostamenti. La nostra riunione non ambiva
certo alla risoluzione immediata della questione però iniziare un confronto e
un dialogo che porti la gente a prendere coscienza di quello che è anche un
loro diritto, è certamente un inizio. Lo step successivo sarà coinvolgere
qualcuno più in alto (LC3, UNRA) per capire meglio chi deve fare cosa e con
quali fondi. Insomma l’ideale sarebbe arrivare a trattare il problema delle
strade non come uno spot elettorale o come un interesse del singolo ma
piuttosto come prassi che porti ad una regolare manutenzione e gestione considerando
quelle che sono le reali risorse e i mezzi a disposizione.
Comunque, per quanto riguarda la sicurezza stradale, "URNA" non promette nulla di buono.
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